A quando la gente non ascolta più. A quando fai e dici cose sottintese ma non vengono capite nemmeno quelle. La gente è troppo impegnata a pensare per sé e tu non sai come salvarti. Forse ha la convinzione di aiutare, di dare magari consigli; di dare il massimo solo per un attimo e poi basta più. A come si dimentica in fretta delle parole; ma mica io che son fatta di parole da quando son nata. A come si dimenticano i silenzi, che magari c'era il “tutto” lì, quel “tutto” da comprendere. A quando per l'ennesima volta mi sono vista cambiata ed ho provato a vedermi senza scudi, ma tanto è inutile. Mi dico che è inutile non essere protezione/difesa per se stessi, soprattutto quando si ha un bisogno disperato di capire di più. Ma in fondo cosa c'è da capire? Ditemi. Tutto o niente? A quando ho imparato a camminare con le mie gambe, a quando non ho più voluto sapere se avessi davvero un posto nel mondo se non accanto a me [ombra di me stessa]. A quando mi sento triste perché c'è troppo egoismo e non l'ho mai messo in pratica fino ad adesso. A quando arriva il momento giusto di non cercare più. E non t'importa nemmeno di dover essere cercata. A quando mi sono data più di una possibilità. Più di una. Non sono capace di mentire agli altri, di tradire qualcuno. A quando non mi bastano più le parole dette da chiunque, perché ormai provocano solo e soltanto altro dolore. La gente che si ostina a farti capire dopo che hai sbattuto quella testa tantissime volte. “Ora capisci?. Ora capisci perché?”. A quando al mio “Però non sarà facile neanche per me questo periodo”, ho capito che potrò contare su di me e basta. Perché tanto mi basto. Perché la gente va via. Ed io non vado da nessuna parte. Una nanetta da giardino che si fa bastare. Mi abbraccio da sola. A quando ho taciuto per il dolore immenso di perdere persone, mentre già le stavo per perdere. Non solo dopo. A quando non ho dato più importanza per l'amicizia; perché l'ho capito: finché condividi qualcosa con il tuo “qualcuno” e sei felice, sai di non poter più litigare con il mondo intero. Perché in due, le cose, si sentono di più e son vere superate insieme. Sei lì a dire : ‘Tanto vanno via tutti pensando ai propri sogni e progetti.’ Io che oltre a vivere la mia vita, vivo anche quella degli altri. Grande errore. A quando la gente parla, parla e parla. E tu sei in quell'angolo lì e ti chiedi se potessi essere anche tu così placata. A quando invece di parlare, scrivo. Chissà quanta gente che non mi sopporta ma mi dà la forza per credere comunque e sempre in qualcosa. A quando ero piccola e tiravo mia sorella da un braccio appena la vedevo giocare con un'altra bambina. A quando, adesso, è lei a difendermi nel suo semplice modo. A quando penso che cambierei Ilaria di una volta. Solo per un po’. Un pugno in faccia a qualcuno ed una carezza in più. A quando cerco di amarmi ancora con tutti i miei guai e me lo sto promettendo. A quando la scrittura è diventata lavoro. Il mio lavoro. Quanto ancora ho da imparare, quanto dovrò crescere. A quando mi tocca fare tutto da sola. A quando mi sono promessa che nessuno, mai più, deve permettersi di giocare con la mia sensibilità. Da uno schermo ad una stretta di mano ed un “piacere mio”. Ai miei 24 anni, a me che adoro il (mio) Cielo che fa da tetto, al mio essere testarda e fragile, ai miei occhi piccoli, ai miei tatuaggi che hanno il sapore della mia vita; dei miei dolori ed al mio inventare le persone a modo mio. A quando la mia mente va oltre, pensando, dove non sento più nessuno se non me stessa.
#personal






